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La Parola predicata

 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella solennità della SS. Trinità
15
giugno 2014

 

Es 3, 1-15
Rm 8, 14-17
Gv 14,12-15

SS. TRINITÀ

Come Mosè stupito dinanzi al cespuglio che brucia e non si consuma, così noi oggi contempliamo il mistero di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, il mistero della Trinità. Lo riconosciamo ogni volta che tracciamo sul nostro corpo il segno della croce. Mistero appunto che la nostra intelligenza non è in grado di esaurire e che può destare lo stupore come Mosè davanti a quel roveto infuocato. A lui così come a noi è detto di toglierci le calzature per rispetto a quel luogo santo. Un gesto questo che ancora oggi è condizione per entrare nelle moschee. Ci avviciniamo a questo mistero della nostra fede a piedi nudi, con l'incertezza, la precarietà delle nostre parole inadeguate ad esprimere il mistero della vita intima di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. A questa verità, abbiamo appena letto ci "guiderà" lo Spirito Santo, Spirito promesso e donato da Gesù. E vorrei sostare su quest'unica parola, su questo verbo che ci svela l'azione dello Spirito Santo. Purtroppo la traduzione italiana non ci restituisce la stupenda bellezza del verbo originale greco. Gesù non dice che il suo Spirito"guiderà"o "condurrà a tutta la verità ". Gesù promette che lo Spirito "farà strada con voi fino alla verità tutt'intera". È compagno di strada lo Spirito di Gesù, mette i suoi passi accanto ai nostri passi. Fare strada con… :mi sembra questa una suggestiva metafora che ci aiuta a rileggere il cammino della vita di fede. Lo Spirito Santo fa strada insieme a noi, più che guidare o condurre accompagna, perché l'ultima parola è della libertà della coscienza. Due le caratteristiche di questo singolare compagno di strada. Il suo sguardo è senza incertezze rivolto a Colui che è tutta la verità: Gesù Cristo, via verità e vita. Verso questa mèta lo Spirito fa strada con noi, svelandoci l'esistenza non come vicenda insensata e assurda ma come itinerario verso Colui che è il fine dei nostri giorni. La seconda caratteristica: il suo passo è paziente perchè alla verità tutt'intera si perviene senza facili scorciatoie affidate e ricette sbrigative e illusorie, ma con la disciplina di tanti passi, uno dopo l'altro come sanno fare quanti si mettono per i sentieri di montagna. E questo andare domanda la pazienza che apprezza ogni pur modesto sforzo o tentativo. Il fanatismo, che oggi dilaga e non solo tra le religioni, pretende di disporre della verità tutt'intera scansando la fatica e la pazienza di una ricerca sempre precaria e incerta, chiudendosi al dialogo nella presunzione di chi è già arrivato. Chi ha come compagno di strada lo Spirito di Gesù sa riconoscere il valore di ogni pur modesto passo, la bellezza di ogni pur modesto frammento di verità. Voglio ricordare una vicenda che segnò la Chiesa cristiana delle origini. Taluni ritenevano che disponendo delle Scritture Sacre non ci fosse più bisogno di attingere alla sapienza dei grandi pensatori del mondo greco. Inutili le loro opere, potevano andare al macero. Fortunatamente non prevalse questa tesi sciagurata grazie al filosofo e martire san Giustino che invitava invece a riconoscere ovunque semi di verità, bagliori di luce, frammenti di bellezza e bontà. Questo compagno di strada, lo Spirito di Gesù è intransigente nel guardare alla mèta-tutta la verità che è Cristo--e al tempo stesso singolarmente magnanimo e paziente nell'accogliere e nell'accompagnare tutti, rispettando le incertezze e le fatiche di ognuno.

 

 

 

 

 



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