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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella domenica della
Dedicazione del Duomo di Milano
16 ottobre 2011

 

Ap 1, 10; 21, 2-5
2Tm 2, 19-22
Mt 21, 10-17

Il venti ottobre 1577 san Carlo celebrava la Dedicazione del Duomo, consacrava il magnifico edificio iniziato due secoli prima, ne faceva la dimora di Dio nel cuore della città e la casa del popolo di Dio raccolto attorno al suo Vescovo. Da allora la terza domenica di ottobre ricorda quel gesto e soprattutto il nostro essere pietre vive della Chiesa. Il termine 'chiesa' non indica solo l'edificio ma anche e soprattutto la comunità che nell'edificio si raccoglie ed è la Chiesa costruita da tutti noi,'pietre vive'.

È significativo che proprio questa domenica sia stata scelta perchè tutte le parrocchie della grande diocesi milanese rinnovino il Consiglio pastorale parrocchiale, l'organismo costituito da laici che collaborano con i preti nella guida della parrocchia. In questa domenica l'evangelo ci presenta Gesù che compie nel Tempio di Gerusalemme un gesto singolare di indignazione: rovescia le bancarelle dei venditori di animali e dei cambiamonete che lavoravano nel Tempio. Di questo gesto possiamo dare due letture.

Una prima lettura richiamata dalle parole che Gesù pronuncia ci impegna tutti a non fare della Chiesa una bottega. Si può trasformare la chiesa in una bottega come avviene presso certi santuari dove accorrono migliaia o milioni di pellegrini: bancarelle di souvenirs, oggetti di devozione spesso di pessimo gusto, ecc…Ma non è questo il peggio. Assai più grave e scandaloso è il coinvolgimento della chiesa in operazioni finanziarie spericolate o addirittura illecite. Sono questi i mercanti che bisogna allontanare dalla Chiesa. Le bancarelle davvero non fanno gran danno!

È necessario che la Chiesa e in essa ogni comunità, possa ripetere con verità le parole pronunciate da Pietro al paralitico che chiedeva l'elemosina : "Argento e oro non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù alzati e cammina". Temo che troppe volte non siamo in grado di ripetere queste parole. Ma il gesto violento compiuto da Gesù deve esser letto ad un livello ancor più profondo e radicale. I venditori nel Tempio erano una necessità per il funzionamento del Tempio stesso: vendevano infatti gli animali necessari per i rituali che erano la vita stessa del Tempio. Il gesto di Gesù non mira solo alla pulizia del Tempio ma misteriosamente indica l'ormai imminente fine del Tempio stesso. L'alleanza tra Dio e il suo popolo non avrà più bisogno di rituali con l'offerta di vittime, con il sangue di animali: ormai sarà nel corpo di Gesù, dato per noi, sarà nel suo amore l'alleanza nuova e definitiva.

Anche per noi che frequentiamo le chiese questo gesto è altamente significativo: l'unica offerta a Dio gradita è ormai solo quella di una esistenza vissuta nell'amore. Nessun altro rituale, nessun atto di culto, nessuna preghiera o offerta votiva è a Dio gradita se non scaturisce da un cuore capace di amore. Questa e solo questa è la vera adorazione a Dio gradita. A Gerusalemme del magnifico Tempio non rimane più nulla se non un alto muro luogo di preghiera e di pianto. Ma, come ci ricorda la prima lettura ogni Tempio,Basilica, Chiesa ha i giorni contati: quando la nuova Gerusalemme discenderà dall'alto non vi sarà più Tempio o Chiesa: Dio sarà tutto in tutti.

 

 

 

 



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