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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico B


omelia di don Giuseppe
nella Commemorazione dei fedeli defunti
2 novembre 2012

 

 

AL SICURO NELLE MANI DI DIO

Ci raccoglie questa sera la memoria dei nostri morti. Ognuno di noi è arrivato qui portando nel cuore il ricordo dei propri morti. Ne custodiamo il volto, le parole, la struggente assenza. Ognuno di noi ha i suoi morti. Stamattina ho pregato presso la tomba dei miei Genitori nel piccolo cimitero di Caslino d’Erba: mio padre vi riposa da trentatre anni, mia madre da dieci. Accanto a loro vi sono già dei ‘posti’ per i miei familiari e per me. Mio fratello, il vescovo di Lugano, più volte ha manifestato il suo rammarico per non poter riposare in questa tomba di famiglia. I vescovi di Lugano hanno un posto nella loro cattedrale. Una volta gli ho detto: Potresti seguire l’esempio del cardinale Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino che ha scelto di esser sepolto accanto ai suoi genitori nel loro villaggio piemontese.
Abbiamo tutti nostri morti. Ma questa sera vorrei che insieme ricordassimo il cardinale Carlo Maria Martini, deceduto alla fine di agosto e che davvero possiamo considerare come un nostro congiunto: la sua memoria e la gratitudine per i ventidue anni come nostro Vescovo, ci unisce tutti. Nei giorni della sua morte non ero in Italia e non ho potuto partecipare alle sue esequie e dargli l’ultimo saluto. Lo avevo però incontrato un mese prima e quell’incontro resta per me una grande consolazione. Mi ha sorpreso in quei giorni di fine agosto ricevere da molti dei miei amici messaggi di condoglianze per questa morte. E istintivamente mi sono chiesto: perchè questi amici mi esprimono le loro condoglianze? Solitamente lo si fa solo con i congiunti del defunto. Ho così scoperto che molti mi consideravano come un familiare del cardinale. Certo conoscevano l’affetto e la stima che avevo per lui, sapevano che avevo lavorato con Lui e per Lui e così mi manifestavano la loro partecipazione. Nel dispiacere per la lontananza da Milano questa corale attestazione di prossimità mi ha davvero consolato, mi sono sentito quasi un suo congiunto, uno dei suoi familiari.

Stasera vorrei rileggere con voi alcune parole del cardinale che alludono alla morte, un tema al quale negli ultimi anni ha dedicato poche ma struggenti parole. Ricorda i suoi genitori: “Sono morti già da molto tempo ma non li dimentico, sono loro grato, posso parlare con loro. È una bella usanza accendere un cero per i morti”. “Perché la morte?” si domanda il cardinale “Perché Dio vuole che tutti gli uomini muoiano? Con la morte di suo Figlio avrebbe potuto risparmiare la morte agli altri uomini”. Ed ecco la sua risposta maturata, confessa, in un travaglio. “Senza la morte non saremmo in grado di dedicarci completamente a Dio. Terremmo aperte delle uscite di sicurezza, non sarebbe la nostra vera dedizione.
Nella morte, invece, siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in Lui. Nella morte spero di riuscire a dire questo sì a Dio”.
Il pensiero della morte si congiunge intimamente con quello della fede. Confessa, e notiamo le parole niente affatto perentorie: “Spero che la mia fede in Dio sia abbastanza salda da vincere anche l’infelicità della malattia e la solitudine della morte”. Infatti, scrive, un buon cristiano si distingue perché crede in Dio, ha fiducia in Lui”. E continua: “Spero che in punto di morte possa dire a Dio: Tu mi sostieni, mi proteggi, mi accogli”. In questo suo avvicinarsi alla morte il cardinale non ha nulla di eroico.
Spesso si pensa che il credente debba andare incontro alla morte sicuro, sereno: piuttosto dalle parole del cardinale traspare la paura. Lui steso lo confessa in uno dei passaggi più emozionanti: “Chiedo che angeli, santi e amici mi tengano la mano e mi aiutino a superare la paura… Forse in punto di morte qualcuno mi terrà la mano, mi auguro di riuscire a pregare, pregare mi fa sentire di essere al sicuro vicino a Dio. La morte non può privare di questa sensazione di sicurezza”. E racconta di un teologo protestante che in punto di morte disse alla moglie: “Per tutta la vita ho riflettuto su Dio e sull’al di là, ora non so più nulla, eccetto che, perfino nella morte, sono al sicuro”. Conclude il cardinale: “Questa è anche la mia speranza”.

Chiediamo, questa sera, facendo memoria dei nostri morti e in particolare del nostro amatissimo cardinale Martini, anche per noi il dono d’esser al sicuro, nelle mani di Dio adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

 

 

 

 



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