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La Parola predicata

 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
Messa nella Cena del Signore
Giovedì Santo 17 aprile 2014

 

Gio 1, 1-3, 5.10
1Cor 11, 20-34
Mt 26, 17-75

GIOVEDI' SANTO

Scende la sera e la giornata si chiude, così pensiamo secondo il nostro abituale calcolo del tempo. Ma la Chiesa in questi tre giorni calcola il tempo secondo l'uso ebraico: non siamo al termine di una giornata bensì all'inizio di una giornata che si apre nel calore di una cena e si concluderà domani nella solitudine della croce.
Giovedì santo e venerdì santo sono in realtà un unico grande giorno che annuncia quest'unica decisiva certezza: Dio ha tanto amato il mondo fino a dare il suo Figlio; adesso attraverso alcuni segni che troveranno domani sera, al termine di questa primo santo giorno, la loro verità.
Abbiamo già vissuto il segno più esplicito: segno del grembiule e dei piedi. L'ho compiuto con profonda emozione, ringraziando attraverso queste persone tutta la nostra comunità per lo spirito di servizio che la anima e quanti in essa portano gli uni i pesi degli altri. Ma questo gesto del grembiule e del lavare i piedi prima d'essere per tutti noi discepoli del Signore un appello al servizio umile e fraterno è stupenda, paradossale rivelazione del volto di Dio. Questa sera noi conosciamo Dio non con gli abiti sontuosi del potere ma con il grembiule per lavare i piedi.
Voi ricordate la domanda del vecchio catechismo della nostra infanzia: Chi è Dio? Dio è l'essere perfettissimo creatore e Signore…dimentichiamo questa risposta e diciamo invece: Dio è colui che si mette in ginocchio per lavare i piedi. Non una immagine faraonica ma quella di chi è venuto non per esser servito ma per servire e dare la sua vita per...Benedetti, allora, tutti gli uomini e le donne che nei modi più diversi si cingono il grembiule e lavano i piedi mettendosi in ginocchio davanti ai loro fratelli e ai loro piedi spesso poco presentabili, questi lo sappiano o meno, agiscono come Dio agisce, sono suoi fedeli imitatori. Ed ecco il secondo decisivo segno: la tavola della cena con il pane e il vino. L'altare anche se appare come un monumento di marmo è, con la sua bella tovaglia, tavola luogo di incontro della famiglia e di accoglienza degli ospiti, per il pasto. A questa tavola il Signore ci invita: Oggi, Figlio dell'Eterno, come amico al banchetto tuo stupendo mi accogli…E' bello e di nuovo paradossale che Dio si riveli a noi con il segno della convivialità, con il segno del pane e del vino: corpo dato per noi, sangue sparso per noi e per tutti. E di nuovo questi segni raccontano di un Dio che non è chiuso nella sua distanza ma è per noi e per tutti, un Dio dato per noi. E anche questo secondo segno rivela il volto di Dio in ogni condivisione, in ogni dedizione, in ogni essere per… Siano benedetti tutti i gesti per… gesti con i quali mi metto nelle mani d'altri, non chiudendomi nella mia solitudine ma aprendomi nel dono incondizionato di me per… Ecco i segni di questa sera-grembiule, piedi, tavola, pane e vino troveranno domani la loro verità, il loro compimento: domani, quando le braccia saranno aperte sulla croce perchè nessuno vada perduto, comprenderemo che cosa significa servire, che cosa significa dare il proprio corpo, versare il proprio sangue…Un ultimo segno, questa sera. Anche questo davvero sconvolgente. In quest' ultima sera della sua vita Gesù è segnato dalla paura, anzi dall'angoscia fino a chiedere d'essere liberato dalla grande tribolazione della morte imminente: "Padre, se vuoi allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22,42). Ancora Luca annota con precisione che anche nella sua fisicità Gesù è coinvolto in questa lotta, in questa agonia: "Entrato nella lotta, pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra" (Lc 22,44). Il coraggio nell'andare a Gerusalemme luogo decisivo dell'offerta di sé è segnato dall'angoscia, dalla paura fino al punto di chiedere ai suoi discepoli di stargli accanto per sostenerlo: "Restate qui e vegliate con me" (Mt 26,38). Dietrich Bonhoeffer pastore della Chiesa luterana, un credente coraggioso che affrontò la morte per la sua partecipazione alla congiura contro Hitler, ha scritto parole profonde su questa implorazione di Gesù che chiede di non esser lasciato solo: "Non potete vegliare con me un'ora? L'uomo è chiamato a condividere la sofferenza di Dio..tutti vanno da Dio per essere consolati nel loro dolore ma i cristiani vanno da Dio anche per fargli compagnia nel suo dolore". E infine questo nostro Dio che si è messo nelle nostre mani, pane sul palmo della mano, calice condiviso, in quella lontana sera si è messo nelle mani di Giuda che lo aveva venduto, di Pietro che lo rinnegava, degli altri discepoli che sarebbero fuggiti abbandonandolo. Proprio nelle mani di quei poveri uomini, così come oggi si mette nelle nostre mani, non sempre degne, non sempre affidabili. Per questo oso chiedervi, come papa Francesco fa spesso: proprio questa sera pregate anche per noi, i vostri preti.

 

 

 

 

 



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