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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
Messa nella Cena del Signore
Giovedì Santo 28 marzo 2013

 
Gio 1, 1-3, 5.10
1Cor 11, 20-34
Mt 26, 17-75

Scende la sera e la giornata si chiude, così pensiamo secondo il nostro abituale calcolo del tempo. Ma la Chiesa in questi tre giorni calcola il tempo secondo l'uso ebraico: non siamo al termine di una giornata bensì all'inizio di una giornata che si apre nel calore di una cena e si concluderà domani nella solitudine della croce. Giovedì e venerdì santo sono in realtà un unico grande giorno che annuncia quest'unica decisiva certezza: Dio ha tanto amato il mondo fino a dare il suo Figlio; adesso attraverso alcuni segni che troveranno domani, al termine della giornata, la loro verità.

Rileggiamo ora questi segni: sono eloquenti, parlano: mettiamoci in ascolto. Abbiamo già vissuto il segno più esplicito: segno del grembiule e dei piedi. L'ho compiuto con profonda emozione, ringraziando attraverso queste persone tutta la nostra comunità per lo spirito di servizio che la anima e quanti in essa portano gli uni i pesi degli altri. Tutti svolgono servizi diversi per il bene della nostra comunità e rappresentano molte altre persone dedicate alla nostra comunità. Da don Paolo ad alcuni rappresentanti del consiglio pastorale parrocchiale, dalle catechiste al nostro amico Alessandro che nella notte di questa Pasqua riceverà il battesimo.
Ecco il primo segno: essere una comunità che serve, che nel quartiere è spazio di servizio. Ma questo gesto del grembiule e del lavare i piedi prima d'essere per tutti noi discepoli del Signore un appello al servizio umile e fraterno è stupenda, paradossale rivelazione del volto di Dio. Questa sera noi conosciamo Dio non con gli abiti sontuosi del potere ma con il grembiule per lavare i piedi. Voi ricordate la domanda del vecchio catechismo della nostra infanzia: Chi è Dio? Dio è l'essere perfettissimo creatore e Signore… dimentichiamo questa risposta e diciamo invece: Dio è colui che si mette in ginocchio per lavare i piedi. Non una immagine faraonica ma quella di chi è venuto non per esser servito ma per servire e dare la sua vita per...
Benedetti, allora, tutti gli uomini e le donne che nei modi più diversi si cingono il grembiule e lavano i piedi mettendosi in ginocchio davanti ai loro fratelli e ai loro piedi spesso poco presentabili, questi lo sappiano o meno, agiscono come Dio agisce, sono suoi fedeli imitatori.

Ed ecco il secondo decisivo segno: la tavola della cena con il pane e il vino. L'altare anche se sembra un monumento di marmo è con la sua bella tovaglia una tavola luogo di incontro della famiglia e di accoglienza degli ospiti, per il pasto. A questa tavola il Signore ci invita: Oggi, Figlio dell'Eterno, come amico al banchetto tuo stupendo mi accogli… È bello e di nuovo paradossale che Dio si riveli a noi con il segno della convivialità, con il segno del pane e del vino: il mio corpo dato per voi, il mio sangue sparso per voi e per tutti.
E di nuovo questi segni raccontano di un Dio che non è chiuso nella sua distanza ma è per noi e per tutti, un Dio dato per noi. E anche questo secondo segno rivela il volto di Dio in ogni condivisione, in ogni dedizione, in ogni essere per… Siano benedetti tutti i gesti per… gesti con i quali mi metto nelle mani d'altri, non chiudendomi nella mia solitudine ma aprendomi nel dono incondizionato di me per…

Ecco i segni di questa sera -grembiule, piedi, tavola, pane e vino: solo segni ma che troveranno domani la loro verità, il loro compimento: domani, quando le braccia saranno aperte sulla croce percvhè nessuno vada perduto, comprenderemo che cosa significa servire, che cosa significa dare il proprio corpo, versare il proprio sangue…

E infine questo nostro Dio si mette nelle nostre mani, pane sul palmo della mano, calice condiviso…come quella lontana sera si è messo nelle mani di Giuda che lo aveva venduto, di Pietro che lo rinnegava, degli altri discepoli che sarebbero fuggiti abbandonandolo. Proprio nelle mani di quei poveri uomini, così come oggi si mette nelle nostre mani, non sempre degne, non sempre affidabili. Per questo come papa Francesco oso chiedervi proprio questa sera: pregate per noi, i vostri preti.

 

 

 

 



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