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La Parola predicata

 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella domenica delle Palme
13 aprile
2014

 

Is 52,13-53,12
Eb 12,1b-3
Gv 11, 55-12,11

UN PROFUMO PER IL CORPO

La scena evangelica che ci introduce nella Settimana santa, settimana che il rito ambrosiano chiama 'autentica', si svolge in una casa, non nel Tempio, non in un luogo separato e riservato ai gesti religiosi e del culto. Gesù amava invitarsi nelle case, amava questa casa di Betania , casa di amici carissimi.
A Zaccheo aveva detto: "Oggi devo venire in casa tua" e nell'Apocalisse leggiamo: "Sto alla porta e busso se uno mi apre entrerò e ceneremo insieme".
C'è in questo stare di Gesù nella casa un segno di grande umanità, il desiderio di entrare nello spazio più intimo della nostra vita. Gesù non vuole incontrarci per strada, frettolosamente, vuole invitarsi a casa nostra, nel luogo dei nostri affetti più profondi, delle gioie più vere e delle fatiche.
Entriamo anche noi in questa casa invasa dal profumo e guardiamo questa donna, Maria, che compie un atto di straordinaria tenerezza per il corpo di Gesù profumandolo con un profumo assai costoso.
Un gesto di tenerezza che mi richiama alla mente una parola di papa Francesco lo scorso anno quando iniziò il suo servizio pastorale. Ha detto: "Non dobbiamo avere paura della bontà anzi neanche della tenerezza". Riconosciamolo, un invito niente affatto consueto nel linguaggio ecclesiastico!
Anche il gesto di Maria di Betania per il corpo di Gesù è di imbarazzante bellezza. Imbarazzante perché questa femminile tenerezza per il corpo di Gesù non è usuale, soprattutto in chiesa. Una lunga abitudine spiritualistica ci ha resi diffidenti nei confronti del corpo.
E invece Gesù si lascia toccare, anzi accarezzare, anzi profumare da mani femminili capaci di delicata tenerezza.
Perchè attraverso il corpo passano i sentimenti più intensi. Già una semplice stretta di mano può comunicare la forza di un rapporto. E poi un abbraccio, un bacio. Quanta tenerezza passa attraverso le mani che accarezzano, quanta dolcezza nel gesto di stringere tra le braccia la persona amata, negli sguardi degli uomini e delle donne che si vogliono bene.
Impariamo da questa donna ad esprimere tenerezza attraverso i nostri corpi.
Purtroppo attraverso il corpo passa anche la violenza, il disprezzo, il tentativo di abusare della dignità della persona, soprattutto dei più giovani e delle donne. E' purtroppo sempre più frequente uno squallido consumo del corpo grazie a Internet.

Guardiamo invece al gesto di Maria di Betania che profuma il corpo di Gesù. Questo gesto, nella redazione di Luca, è detto 'opera bella' perché ha la bellezza dei gesti gratuiti, mossi solo dall'amore per la persona, perché la persona vale più di ogni altra cosa e per Lei si può sprecare un costoso profumo. Trecento denari valeva quel profumo, una somma sembra equivalente al salario annuo di un lavoratore. Un gesto che forse anche noi giudichiamo eccessivo. E infatti è criticato come uno spreco di risorse che potevano esser meglio utilizzate per i poveri. E invece una parola di Gesù prende le difese della donna e ne elogia il gesto, un gesto che anticipa misteriosamente la morte del Signore e gli onori al suo cadavere. Il gesto di versare il profumo è chiaramente simbolico.
Il profumo dice l'amore. Dice la Sposa del Cantico dei cantici: "Il mio amato è come un sacchetto di profumi, è un profumo prezioso".
Il gesto di versare il profumo è gesto di accoglienza, segno di attenzione per la persona al limite dello spreco. E' gesto che dice il valore della persona, il suo valore inestimabile. Gesto che ha la bellezza dei gesti gratuiti che non sono solo adempimento di doveri ma sgorgano dall'intimo del cuore. Non è un gesto che nasce dal calcolo, dall'interesse, dal tornaconto come molti dei nostri comportamenti. Questo gesto non rientra nella logica del dare e dell'avere.
Noi, abituati a calcolare tutto e a cavare utile da tutto siamo sorpresi, imbarazzati da tanta gratuità.
Questa donna, vera discepola di Gesù, col suo gesto ci invita ad uno stile di gratuità, a saper dare non calcolando l'utile ma per la gioia semplice del dono.
Ma ritorniamo alle critiche: perchè non vendere il costoso profumo e dare il ricavato ai poveri, invece di 'sprecarlo' per la persona di Gesù? Forse anche noi pensiamo che solo disponendo di mezzi sempre più cospicui possiamo aiutare i poveri. L'evangelo ci dice che è anzitutto nella dedizione per amore che consiste il vero servizio ai poveri.
Il discepolo del vangelo è colui che vive per gli altri in quanto ha messo al centro della sua vita il Signore. Vivere per gli altri perché radicati nell'amore di Gesù, da Lui resi capaci di amore, di tenerezza.

 

 

 

 

 



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