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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella domenica
che precede il Martirio di S. Giovanni
25 agosto 2013

 

2Mac 6,1-2.18-28
2Cor 4,17-5,10
Mt 18,1-10

I PICCOLI SONO I PRIMI

Gli Evangelisti non ci hanno nascosto i limiti dei discepoli di Gesù. In particolare la preoccupazione di stabilire chi tra loro fosse il primo, il più grande, chi dovesse avere il primo posto accanto al Maestro. Preoccupazione umanissima ma che non ci aspetteremmo di trovare tra coloro che hanno lasciato tutto per seguire Gesù. Hanno lasciato tutto, casa, famiglia, lavoro ma non la presunzione, la rivalità, la ricerca del potere. Attendendo la venuta del Regno annunciato da Gesù, cominciavano a spartirsi i primi posti.
Marco (9,33ss.) riferisce una discussione tra i discepoli per stabilire chi fosse il più grande e nota che interrogati da Gesù hanno vergogna a dire l'argomento della loro discussione lungo la strada.
Anche Luca riferisce analoga discussione (9,46ss.) anzi colloca proprio nel contesto dell'ultima cena una ulteriore ripresa di questa discussione (22,24ss.).
Sappiamo poi che i due fratelli Giacomo e Giovanni chiedono di poter avere i primi posti accanto a Gesù, nel Regno (Mc 10,35ss.).
Secondo Matteo questa richiesta viene avanzata dalla madre dei due e provoca la reazione indignata degli altri dieci (Mt20,20ss.).
Sembra che nessun altro argomento catturi più di questo la preoccupazione dei dodici. E' segno di grande onestà da parte degli evangelisti non aver taciuto questo lato poco apprezzabile di coloro che stavano con Gesù. E il Maestro, con pazienza, aiuta i suoi a comprendere l'incredibile novità del Regno che nella sua Persona viene. Un Regno nel quale i piccoli sono al centro, anzi nei piccoli è il Signore stesso che viene. Difficile immaginare la sorpresa che queste parole hanno suscitato nei discepoli, così come quando Pietro reagirà con singolare forza alle parole del Maestro che annunciano la sua drammatica, imminente fine (Mt 16,21ss.).
Il Regno è per i piccoli, meglio per quanti si fanno piccoli come un bambino. Ancora una volta l'Evangelo ci avverte che il valore, la dignità della persona non sono in misura delle tante o poche qualità che la persona possiede. Nel bambino le qualità sono ancora largamente inespresse, eppure non gli manca quella costitutiva dignità che è propria di ogni essere umano.
Quante persone mancano, purtroppo, di talune qualità: pensiamo alle molteplici forme di disabilità che cerchiamo di nascondere parlando non già di disabilità ma di 'diversa' abilità. Si devono, io credo, riconoscere senza infingimenti le molteplici e spesso gravi disabilità ma al tempo stesso affermare che non devono in alcun modo pregiudicare il riconoscimento della piena dignità.
Ecco perché il gesto di Gesù che mette al centro un bambino, una creatura ancora largamente incompiuta, è appello a riconoscere proprio in lui la piena e compiuta dignità. Ecco perché la seconda parte della pagina evangelica ribadisce con espressioni paradossali la necessità di un assoluto rispetto proprio per i piccoli.
Il pensiero corre, tristemente, a tanti non lontani episodi di sfruttamento e abuso di minori. Quanti, anche uomini di chiesa, hanno dimenticato che i piccoli sono i primi nel Regno.

 

 

 

 



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