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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico A


omelia di don Giuseppe
nella domenica che precede
il martirio di San Giovanni
24 agosto 2014

 

DARE A CESARE…DARE A DIO

L'Evangelo di questa domenica ci propone il principale testo 'politico' del Nuovo Testamento. Soffermiamoci sulle due parti di questa affermazione ben nota: date a Cesare….date a Dio. Date a Cesare: con questa affermazione, in risposta a coloro che gli chiedevano se si dovessero pagare le tasse a Cesare, l'imperatore romano che occupava militarmente il Paese, Gesù riconosce il legittimo spazio della politica e colpisce alla radice la tentazione teocratica, la tentazione da parte della religione e dei suoi ministri di invadere il campo di Cesare, cioè lo spazio della politica. Teocrazia vuol dire appunto governo di Dio ovviamente mediante l'istituzione religiosa. Abbiamo vissuto nelle ultime settimane una nuova, terribile forma di utilizzo della religione a fini politici: in Irak il tentativo di dar vita ad un 'califfato' una nuova forma di organizzazione politica islamica che costringeva cristiani e non a rinunciare alla loro fede. Oggi questa pericolosa confusione tra il trono e l'altare, la spada e la croce che pure segnato anche Paesi cristiani è presente in qualche stato islamico, l'Iran per esempio, dove l'autorità religiosa custode del Corano ha l'ultima parola sulle leggi emanate dal Parlamento. Quando Gesù ordina di dare a Cesare quel che è di Cesare riconosce l'autonomia della politica. Ma riconosciuto il legittimo spazio della politica-date a Cesare-Gesù ne fissa anche i limiti: date a Dio. Cesare, il potere politico, non è tutto, ha un suo ambito ma non deve invadere la totalità della vita delle persone e della collettività. Questa parola colpisce la malattia più funesta della politica: il totalitarismo, lo statalismo. Nel secolo appena trascorso l'Europa ha subìto le conseguenze funeste dei totalitarismi che hanno seminato morte. Basteranno due nomi: i Gulag sovietici e la Shoah, lo sterminio di sei milioni di Ebrei ad opera dei nazisti. Il pericolo totalitario può trovare argine proprio nella coscienza religiosa che afferma: Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini (At. 5,29). Proprio dal testo evangelico deriva l'impegno a costruire una società laica fondata non solo sulla reciproca autonomia tra sfera politica e ambito religioso ma anche su un rapporto di reciproca integrazione . E' autenticamente laica quella società nella quale la coscienza religiosa riconosce il valore della politica e la politica riconosce l'apporto della religione. Una autentica laicità non si limita a stabilire la reciproca autonomia di Cesare e di Dio, riconosce altresì la relazione tra queste due dimensioni della condizione umana, il circolo virtuoso tra valori morali e politica. Potremmo dire: Dio ha bisogno di Cesare, ovvero i valori morali e religiosi hanno bisogno della politica. E' tipico del linguaggio cristiano l'appello ai valori (valore della vita, della persona, della pace, ecc.). Ma tale appello ai valori rischia d'essere moralistico, solo esortativo se non si fa carico di creare tutte le condizioni necessarie perchè i valori possano essere vissuti. Inutile fare proclami a favore della famiglia se poi le scelte politiche non danno alla famiglia le condizioni per svolgere i suoi compiti. Per conseguenza anche i credenti non possono essere estranei all'impegno politico. Le forme di tale impegno potranno essere diverse, ma una religiosità non retorica dovrà farsi carico di un impegno politico. Ma anche Cesare ha bisogno di Dio, ovvero la politica ha bisogno dei valori. Ogni decisione, ogni scelta politica mette in gioco una certa idea dell'uomo, dei suoi veri beni e dei suoi fini. Si sceglie sempre e solo sulla base di una scala di valori, una tavola di priorità, di criteri. Se non è guidata da valori etici, la vita politica corre verso esiti pericolosi e disgreganti.

 

 

 

 



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