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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella domenica
di Ognissanti
1 novembre 2013

 

Ap 7, 2-4. 9-14
Rm 8, 28-39
Mt 5, 1-12a

OGNISSANTI

Abbiamo ascoltato: Gesù salì sulla montagna…Questa collocazione ambientale, propria di Matteo, non è di poco conto. Luca, riferendo le Beatitudini le colloca non già sulla montagna ma nella pianura.
Matteo invece scrive il suo vangelo per cristiani provenienti dal mondo ebraico e che ascoltando queste parole ricordavano un'altra montagna, il Sinai dove Mosè aveva ricevuto le dieci parole, i Comandamenti. L'evangelista vuole dirci: ecco il nuovo Mosè, ascoltiamo dalla sua bocca la nuova legge.
In verità le parole che abbiamo ascoltato, le Beatitudini, non sono una nuova legge, meglio sono i tratti del volto di Gesù, quasi la sua presentazione. Ai suoi discepoli Gesù non offre una edizione riveduta e corretta dei dieci comandamenti ma presenta se stesso e la sequela di lui, l'imitazione di Lui come nuova via, condizione della beatitudine, cioè di una esistenza pienamente realizzata.
La vita cristiana prima d'esser insieme di precetti, comandi e divieti è imitazione di Cristo, grazie al dono del suo Spirito.
Questa pagina ogni anno ci è proposta in questo giorno dedicato ai Santi, a tutti Santi cioè a quanti hanno guardato a Gesù e hanno tentato di vivere come Lui. La santità alla quale tutti siamo chiamati non è stile di vita strano, fatto di gesti eroici e per pochi: no è cammino aperto a tutti e che tutti possono praticare facendo proprie le parole delle Beatitudini, rivivendo nella propria quotidianità lo stile stesso del Signore Gesù.
Il nostro indimenticabile cardinale Martini amava parlare di 'santità popolare', cioè di un cammino aperto a tutti e possibile a tutti nelle condizioni ordinarie della vita, seguendo le beatitudini, cioè seguendo Gesù perché di Lui le Beatitudini parlano.
Vi propongo di rileggere le Beatitudini a partire dall'ultima che contiene, mi pare, la chiave di lettura di questa pagina: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia…". Più precisamente: "a causa di me", perché avete sposato la mia causa, perché la mia Parola è diventata luce ai vostri passi, lampada al vostro cammino. Potremmo dire: Beato chi riconosce in Cristo, definitiva rivelazione di Dio, il proprio interesse definitivo e rimane a Lui aggrappato nonostante tutto, nonostante i limiti della nostra condizione umana, il venir meno delle forze, l'avanzare degli anni, i fallimenti che segnano la nostra esistenza, nonostante tutto questo e le forze che tentano di strapparmi da Lui, dal Signore Gesù, io resterò a Lui tenacemente aggrappato.
Alla luce di questo "a causa di me" rileggiamo le Beatitudini, rileggiamo le situazioni di sofferenza, disagio, contrarietà che segnano la nostra vita.
A causa di me, dice il Signore, affrontale con pazienza e coraggio, niente ti potrà separare da Me. Rileggi le grandi sfide che ti sono poste dinanzi: la giustizia, la pace, la non violenza, la solidarietà…
A causa di me affronta con coraggio queste sfide, non temere.
A causa di me, questa e solo questa la forza che può aiutarci ad attraversare le negatività che segnano la nostra vita e insieme affrontare i compiti impegnativi che ci stanno dinanzi.
" A causa di me" potrai accettare il paradosso che dice beata la povertà: povertà che è mancanza del necessario per vivere ma che è anche l'insieme di tutti i nostri limiti, le nostre fragilità, carenze, insufficienze…povera è la condizione di ognuno di noi perché non siamo davvero padroni di noi stessi, delle nostre cose e soprattutto dei nostri giorni. Povertà che è quella nudità che Giobbe evocava così: "Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritorno. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore"(1,21).
E' solo a causa di Gesù e cioè in forza del suo amore che possiamo benedire il suo nome anche quando , giorno dopo giorno, ritorniamo a quella nudità della nostra origine. A causa di me.

E in questo giorno di Tutti i santi a quanti in tutto il mondo per fedeltà al vangelo patiscono persecuzione vorrei unire tutti quegli uomini e quelle donne che patiscono insulto e persecuzione per fedeltà a valori di libertà, di giustizia, di umana dignità, uomini e donne che in nome della loro coscienza fanno argine all'alta marea della corruzione. Oso aggiungere una beatitudine: Beate le schiene diritte di quanti resistono e fanno opposizione in nome della loro fede, religiosa o laica che sia.

 

 

 

 



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