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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nell'ultima domenica
dopo l'Epifania
domenica
10 febbraio 2013

 
Sir 18, 11-14;
2Cor 2, 5-11;
Lc 19, 1-10

Domenica scorsa la chiamata di Matteo un pubblicano, oggi l'incontro con Zaccheo che dei pubblicani era il capo. Continua l'epifania di Gesù, il suo manifestarsi e di nuovo lo troviamo in brutta compagnia. Siamo a Gerico, Gesù sta salendo a Gerusalemme dove la sua esistenza si concluderà nel dono incondizionato di tutto se stesso. Gerico è l'ultima tappa prima di iniziare la lunga salita di 27 km e un dislivello di più di mille metri. E questo è l'ultimo gesto di salvezza, ultimo miracolo di guarigione per un uomo, Zaccheo, nome che vuol dire 'Dio ricorda'. Davvero Dio non si è dimenticato di quest'uomo certamente spregevole eppure, nota l'Evangelista: "Cercava di vedere chi era Gesù". C'era quindi in lui un desiderio, un bisogno, una inquietudine, forse l'oscura coscienza delle sue malefatte. E pur di vedere Gesù si espone al ridicolo di arrampicarsi su un albero, di nascondersi tra il fogliame per poter vedere Gesù, perché Zaccheo era di bassa statura. Ed ecco lo sguardo di Gesù che lo scopre nascosto tra i rami e poche decisive parole: "Scendi subito perchè oggi devo fermarmi a casa tua".

Questa breve espressione è densa di significato. Gesù dice: Oggi. Più volte nel vangelo di Luca ritorna questa che non è una semplice indicazione temporale ma indica il momento decisivo che non deve passare invano. "Oggi vi è nato un Salvatore….oggi sarai con me in paradiso". Per Zaccheo questo è il momento decisivo. Continua Gesù: Devo… un verbo impegnativo che dice un incontro non casuale; devo fermarmi in casa tua. L'incontro deve avvenire nel luogo più importante, non nella strada ma nella casa. Per ognuno di noi la casa non è forse il luogo più intimo e caro, dove siamo noi stessi, senza ruoli, senza maschere, dove viviamo i momenti più intensi e custodiamo i legami più profondi? E la risposta di Zaccheo: "Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia". In fretta, come se da lungo tempo attendesse quella chiamata e con gioia. La stessa gioia del pastore che ritrova la sua pecora smarrita, la gioia che invade la casa per il ritorno del figlio prodigo, il figlio sbandato e ritrovato. Questa pagina davvero è evangelo, buona, bella notizia. La buona notizia è appunto questa: Io vengo, voglio fermarmi a casa tua. Da parte di Dio c'è una domanda di ospitalità e da parte nostra la decisione di aprirgli la porta. Eppure questa venuta avrebbe potuto essere sinonimo di sventura. A Mosè Dio aveva detto: "Siete un popolo dalla testa dura, se venissi in mezzo a voi vi sterminerei". E Mosè aveva replicato: "Anche se questo popolo ha la testa dura, degnati di venire in mezzo a noi, perdona i nostri peccati e fà di noi la tua eredità". Da allora l'annuncio della venuta di Dio nel suo popolo è diventata buona notizia, evangelo appunto.

Ebraismo e cristianesimo sono accomunati da questa meravigliosa certezza che desta stupore: non siamo noi che per primi andiamo alla ricerca di Dio ma è Lui che viene a cercarci, è lui che si invita a casa nostra. E' il suo sguardo che cerca il nostro sguardo, uno sguardo che cambia la vita. Un ultimo piccolo dettaglio: Gesù dice "Scendi subito". Non lascia a Zaccheo il tempo di riflettere, di calcolare se gli convenga o meno. Talvolta Dio ama invitarsi all'improvviso, senza darci il tempo di metterci in ordine ed essere presentabili. Beati coloro che la Parola ha sorpreso, mettendo fine ai dubbi, alle incertezze. Beati coloro che, come Zaccheo, cercano, come possono, di vedere il Signore : prima o poi sentiranno l'unica parola che conta, sentiranno l'evangelo: Oggi devo fermarmi in casa tua. E allora beati noi se subito e con gioia apriremo la porta.

 

 

 

 



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